ma è proprio un blog?

Questo blog è un pò vecchio stile, intimista e quasi privato, lontano dai modelli futuristici, o politicamente impegnati, o socialmente costruttivi e di denso spessore culturale che mi capita di visitare e che spesso apprezzo e ammiro per la creatività e la profondità. Io mi sono semplicemente regalata uno spazio per rendere visibile ciò che scrivo e così farmi leggere e spogliarmi in pubblico, concedendomi solo ogni tanto qualche goffo tentativo sulla strada della tecnologia e qualche leggera digressione per riflettere su ciò che accade e mi colpisce. Non ho voglia di creare una rete di rapporti "in rete!"
Scrivo soprattutto per il piacere di farlo, anche se ammetto di essere incuriosita e coinvolta dal parere di chi mi legge ed entra così nel mio mondo.
Namastè, a tutti quelli che avranno voglia di farmi compagnia e di percorrere insieme a me un pezzetto del mio viaggio.

Masema e i suoi figli

Masema e i suoi figli
come eravamo...
omaggio a castaneda

"Ci sono milioni di strade. Un guerriero, di
conseguenza, deve sempre tenere presente che
una strada è soltanto una strada; se sente di non
doverla seguire, per nulla al mondo dovrà
indugiarvi. La decisione di proseguire su di essa
o di abbandonarla dev'essere presa
indipendentemente dalla paura o dall'ambizione.
Un guerriero deve considerare ogni strada con
attenzione e determinazione e c'è una domanda
che non può fare a meno di porsi: questa strada
ha un cuore?
Le strade sono tutte uguali: non portano da nessuna
parte. Ciononostante, una strada senza un cuore
non è mai gradevole. D'altro canto, una strada con
un cuore è facile...un guerriero non deve sforzarsi
per trovarla gradevole, essa rende il viaggio felice e
finchè un uomo la segue, è una cosa sola con essa. "


da " La ruota del tempo " di Carlos Castaneda

Informazioni personali

Non voglio ingabbiarmi in definizioni che ora potrebbero appartenermi e fra un attimo potrebbero essermi estranee. Tutte le informazioni contenute in questo spazio sono perciò volatili, un gioco di parole per far finta di essere seri e ridersi invece addosso subito dopo. Il mio obiettivo è quello di liberarmi della mia storia personale. La strada per arrivarci è forse quella di renderne pubbliche alcune parti, in modo che non vengano più protette dal segreto dell'intimità e possano vivere per conto proprio, staccandosi dal mio possesso. E' una strada come un'altra, basta percorrerla senza attaccamento.

martedì 26 febbraio 2008

Specie in via di estinzione. Dedicato al mio amico Gianni, soddisfatto estimatore di ogni tipo di ozio

Fra la massa che si incatena all'obbligo morale di ritenere il lavoro nobilitante e i pochi che aspirano alle delizie dell'ozio preferisco i secondi.
Fra la massa che si adatta al principio di realtà e i visionari che credono nella magia dei sogni preferisco i secondi.
Ecco perchè amo Lelio Luttazzi e Niky Vendola. Il primo per la splendida naturalezza con cui afferma che non gli piace lavorare e il secondo per la sua ammissione di colpevolezza, in quanto "reo di porto abusivo di sogno".
Aiutiamoci a non farli estinguere e proteggiamo la nostra salute.

grazie zaira

 
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"In alto, sugli stagni, sulle valli,
sopra i boschi, oltre i monti, sulle nubi
e sui mari, oltre il sole e oltre l'etere,
al di là dei confini delle sfere
stellate, tu, mio spirito, ti muovi
agilmente...
Fuggi lontano da questi miasmi
ammorbanti, e nell'aria superiore
vola a purificarti e bevi come
un liquido divino e puro il fuoco
che colma, chiaro, le regioni limpide.
( Fortunato ) colui che lascia andare i suoi pensieri
come le lodolette verso i cieli,
nel mattino, colui che sulla vita
plana e, sicuro, intende la segreta
lingua dei fiori e delle cose mute."

Baudelaire

venerdì 22 febbraio 2008

il varco

Ho scritto questo racconto otto anni fa, in onore del cancro che aveva deciso di visitare una parte del mio corpo e, più prosaicamente, per partecipare a un concorso che non ho vinto. Oggi forse scriverei un'altra storia.
Mi incuriosisce scoprire le diverse facce che un avvenimento può mostrarci, o meglio le diverse facce che noi mettiamo in luce di fronte a quello stesso avvenimento.
Forse proverò a riguardarmi a distanza di tempo, con gli occhi di adesso, sperando di ritrovarmi per lasciarmi libera di andare.
Ma questa è "un'altra storia" e deve ancora venir fuori...



" Il sole giocava con la punta delle frecce, mentre le Amazzoni incitavano i cavalli per raggiungere la loro regina e regalarle la vittoria. "
La bambina già volava con gli occhi incantati nelle terre del sogno e Paola, la nonna, chiuse il libro e continuò a parlare a se stessa con voce bassa. Si raccontava la storia di un regno felice, abitato da guerriere agili e forti, e per un attimo rabbrividì all'immagine dei loro seni sacrificati per fare spazio all'arco, a quella voglia di libertà imprigionata in una ferita.
Con un sorriso si sfiorò la lunga cicatrice quasi scolorita e si chiese dove potesse essere finita la sua parte di seno. Forse faceva bella mostra di sè nel "cimitero delle tette", come dicevano, in bilico fra l'ironia, l'orrore e la nostalgia le sue compagne come lei mastectomizzate. Una volta c'era un nodulo abbarbicato ai tessuti della sua mammella destra, sbucato fuori all'improvviso in un giorno pieno di giugno. Il ricovero aveva inghiottito d'un colpo l'estate appena assaporata, in una ricerca affannosa di pigiami senza buchi e di oracoli bugiardi.
Il tempo dell'ospedale era lungo di chiacchiere e di pantofole con piume di struzzo strascicate sul linoleum.
- " Signora, vuol firmare l'autorizzazione per l'anestesia? " -
Il medico aveva la bocca annoiata e il corpo distratto, lontano, lei naufragava nei vapori del lisoformio, lottando col semolino che non voleva proprio sapere di star fermo nel suo stomaco, disorientato dalla violenza del clistere.
- " Certo, dottore. " -
Il suo cervello giocava a nascondino con lo stupore e i suoi pensieri continuavano a rincorrere quella pallina mortale, così viva e vitale nello spazio di soli due centimetri e mezzo. Come aveva osato sfidare la sua onnipotenza, invadendo senza preavviso il suo corpo inospitale? Paola aveva da tempo tagliato i ponti con il suo passato carnivoro e caffeinomane, si nutriva di vegetali e di passeggiate e si svegliava al mattino con l'odore del mare, in una culla morbida di affetti. Che cosa aveva squarciato la sua corazza e dato inizio alla danza delle cellule in un'orgia di anarchia? Il nodulo era forse schizzato in superficie per punirla di qualcosa? Per trovare una risposta doveva chiudere i manuali di medicina e scendere in fondo, nelle viscere della sua paura, ancora più in fondo della sua soglia di comprensione, in un corpo a corpo con quella parte di sè che aveva seppellito senza perdono.
Il corridoio dell'ospedale incominciò a perdere i suoi contorni e lasciò il posto a un altro corridoio pieno di nicchie, con madonne immacolate e martiri sorridenti e lei si rivide, bambina di undici anni, correre nel terrore per raggiungere al buio la sua camerata e rifugiarsi nel letto. I muri del collegio erano pieni di voci e di ombre, cementati con l'odore dell'incenso e l'alito del confessionale.
- " Hai avuto pensieri impuri, figliola? " -
Del prete conosceva soltanto il respiro, che sapeva di affanno e di acido di mele.
- " Ti sei toccata? " -
Con angoscia la bambina ripercorreva i pensieri della giornata e confessava come una colpa quel suo bisogno di tenerezza e di baci.
- " Mi assolve, padre? " -
La sera rannicchiava le gambe sotto le lenzuola per regalarsi un pò di compagnia.
Lo sguardo inquisitore della suora lacerava allora il fragile paravento che la proteggeva dai respiri e dai sogni agitati delle sue vicine di letto, si fermava in silenzio sul suo viso e le scendeva poi lungo il collo fino al petto. Era costretta, allora, a tirar fuori le mani e a posarle sulle coperte in attesa della punizione, sentendosi colpevole come un ladro scoperto a rubare per sfamarsi. Si vergognava senza sapere perchè e si stringeva nelle spalle.
Forse il seme di quel carcinoma aveva avuto la sua culla in quel nascondersi dentro lo sterno, in quella voglia segreta di cercarsi di nascosto a dispetto dei fioretti?
Stava arrivando la barella con l'infermiera e Paola si sentì addosso il freddo della sala operatoria. Quando vide oltre il vetro il viso bello di sua madre pensò con imbarazzo che sotto il camice era nuda. Lesse nelle sue occhiaie il terrore dell'abbandono, sentì che quel momento di debolezza materna stava sciogliendo dentro di lei il groviglio confuso di odio mai confessato e di carezze sospese e seppe allora che poteva perdonarle la sua perfezione e la sua distanza.
Il tempo dell'attesa le stava regalando attimi d'infinito, per farle rivivere e recuperare la sua fatica di crescere. Paola viaggiava nella memoria delle emozioni non più col ricordo della mente, ma col respiro del corpo, per riappropriarsi dell'energia dispersa nello sforzo di trovarsi e amarsi senza condizioni.
In un altro tavolo operatorio aveva lasciato molti anni prima un'altra parte di sè. Doveva chiamarsi Alice la bambina mai nata, rimasta nel limbo dei desideri, uccisa dal suo utero ribelle. Era molto giovane, allora. Sentiva il richiamo di una pienezza possibile oltre la procreazione, oltre i sorrisi di tutte quelle mamme gonfie di latte e di possesso, ma nel caos della ricerca di un senso al suo essere donna stava spezzando i legami con la sua integrità.
Ricopriva di spigoli il suo corpo, per rincorrere il sogno di una guerriera senza pietà e senza debolezze e profanare in una sfida l'altare della maternità.
Per anni la fragilità negata le era però cresciuta dentro e in silenzio aveva nutrito le sue lacerazioni.
- " Nonna, perchè ridi? " -
Davanti allo specchio la donna si divertiva a fare buffe boccacce.
La nipotina era tornata dalle terre del sogno con la pelle fresca di latte e l'aroma di vaniglia. Anche Paola era tornata dal suo viaggio nelle sale operatorie e nei frammenti della memoria impressi nella sua pelle come tatuaggi. Ora guardava senza rabbia il suo corpo ferito, sapeva di bagnoschiuma. Ora non era più onnipotente e accettava le sue lacrime. Una nuova energia rendeva fluido ogni suo passo. L'amputazione della parte destra della sua femminilità aveva creato un varco nella sua corazza d'argilla per farle raggiungere e abbracciare la sua paura, farle toccare il suo lato ancestrale e risvegliare la dea che vive nel silenzio di ogni donna.
Ripensò alle Amazzoni e al loro sogno perduto e sfiorò la cicatrice con gratitudine. Guardò la bambina con un amore nuovo e desiderò per lei un volo oltre il dolore, senza bisogno di frecce per ricongiungersi al sole.

l'occhio delle parole per raccontare un pezzetto di bolivia

 
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giovedì 21 febbraio 2008

 

 

 
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