lunedì 31 marzo 2008
c'era una volta
Questa proprio ci mancava! Le insaziabili case produttrici di cosmetici hanno deciso di stanare le vecchiette a riposo, ormai rappacificate con le loro guance cadenti e i loro visi maculati, e di ributtarle nell'arena della competizione estetica, solleticandone l'amor proprio con la promessa di una crema miracolosa per il restauro di pelli chiamate eufemisticamente mature. Ora le signore over '70 potranno dimenticare l'alibi dell'età per giustificare e far accettare a se stesse e agli altri le scadenti performances della propria epidermide e si sentiranno chiamate a un altro round nella lotta contro la forza di gravità per conquistare l'eterna giovinezza. Chi non si sentirà preda dei sensi di colpa nel portarsi in giro una faccia più o meno adeguata all'età anagrafica, segnata dal passaggio di esperienze dolorose, dalla stanchezza di giorni sfibrati da lotte e da attese, dall'affanno del tempo? Ricordo che arrivata ai quaranta anni, all'età in cui mia nonna era già vecchia e mia madre si avviava ad esserlo, il mondo dello spettacolo e le pagine dei giornali femminili si misero a scodellare in prima pagina i visi levigati e i corpi da adolescenti delle mie coetanee più o meno famose, e che incominciò così a insinuarsi nell'immaginario collettivo l'idea che si potesse ritardare in modo consistente l'avanzare delle stagioni con i suoi sgradevoli effetti collaterali e che si potesse quindi allargare il tempo del piacere. Sembrava una conquista, un omaggio del generoso progresso alla grazia delle donne e molte di noi abbandonarono in un ripostiglio della memoria le velleità femministe, seppellendo sotto oscuri sensi di colpa, ma con un certo sollievo, il rifiuto di ogni compromesso con le trappole del consumismo edonista. Molte di noi approfittarono sfacciatamente e con allegria di ogni opportunità offerta dal mercato per conservare il proprio corpo in stand by, il più vicino possibile allo standard dei trent'anni, per sostenere il già precario equilibrio dell'impalcatura delle guance e regalarsi quell'aria da lolite intelligenti che sapeva tanto di liberazione e di sfida. Alla prima scadenza decennale però, cioè verso i cinquant'anni, parecchie di noi iniziarono a sentirsi un pò stanche del passaggio obbligato davanti al giudizio di specchi implacabili e a non aver più tanta voglia di esibirsi nel loro splendore sempre più maturo. Il mondo dello spettacolo però, entrato ormai con la grancassa della televisione in tutti gli spazi della vita quotidiana, continuava a scodellarci come modelli da emulare le nostre coetanee sempre più attempate, dall'aspetto sempre più levigato, sempre più luminoso e sempre più irraggiungibile. Lo smantellamento dell'idea che la vecchiaia è un processo naturale e non una iattura da scongiurare a qualunque prezzo era ormai in pieno sviluppo e faceva ormai parte delle certezze angoscianti del nuovo universo femminile. Ciò che prima sembrava, e forse lo era davvero, un gioco piacevole con noi stesse e con la nostra immagine in viaggio nel tempo, una piccola sfida creativa per imparare a gestirci con amore e con allegria, stava incominciando a diventare una sorta di imperativo morale. Una specie di incubo travestito da miracolo della scienza estetica verso la quale sentirsi coatte debitrici. Guance dai contorni non ben definiti e corpi cellulitici potevano arrivare a scatenare crisi di ribrezzo e disapprovazione sociale e allora via con sacrifici e digiuni, via con crisi di rifiuto delle proprie defaillances fisiche e con estenuanti confronti davanti alle vetrine impietose di boutique per anoressiche, per essere all'altezza di un'età da cui il traguardo della vecchiaia sembrava allontanarsi ogni anno di più, fino ad apparire paradossalmente come un miraggio. C'era però,fino a ieri, un'età che almeno per un residuo di pudore e di buonsenso sembrava vivere la sua stagione al riparo dall'obbligo sociale dell'apparire ancora giovani, l'età che un tempo veniva considerata veneranda e poteva perciò godersi il diritto al riposo. Parlo dei settant'anni, più o meno, del momento della saggezza e della riflessione, della consapevolezza e della quiete della mente e del corpo. Ora anche su quella soglia incombe lo spauracchio di uno specchio deformante. La prossima crociata riguarderà le ottantenni e, visti gli sviluppi prodigiosi, non si prevedono limiti al virtuale "c'era una volta la vecchiaia...". Non desidero, sia ben chiaro, un mondo appesantito da anziani passivi e senza amore per se stessi, non desidero un mondo reso triste da persone incapaci di gestire con intelligenza e ironia le diverse tappe della propria vita, desidero però un mondo che non codifichi il concetto di bello secondo i canoni della pubblicità e del mercato, un mondo in cui non si utilizzi la fragilità per soddisfare interessi materiali, un mondo in cui ognuno possa sentirsi a casa anche se non indossa l'abito della festa. Ci stanno provando, su diversi fronti, a burattinizzarci. Dove hanno nascosto l'idea della bellezza interiore? Continuiamo a coltivarla, magari mentre ci massaggiamo il viso con le creme anti-rottamazione, e siccome siamo guerriere scegliamo noi il modo in cui lottare e le armi da usare.
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2 commenti:
L'ansia del traguardo irraggiungibile è entrata prepotentemente nella mente e nei comportamenti delle donne.
Spero che, dato che la veneranda età è (si spera) età di saggezza, le signore over 70 non cadano nella trappola.
Magari un flop della campagna progiovinezzaeterna potrebbe risvegliare anche le più giovani dal torpore del presente eterno.
Odio i sorrisi tirati delle modelle sempre in posa ,odio i corpi vuoti e scheletrici che ci propinano tv e giornali ,odio i visi tirati ,sempre identici e inespressivi,odio i seni che sconfiggono la forza di gravità....Amo invece la naturale bellezza di corpi e menti che hanno qualcosa da raccontare e si vede!!!!!
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