Prima o poi sentiamo tutti nella pelle la fatica di vivere. Può entrare a tradimento nella voglia di ridere, scolorandola coi fili di una nostalgia senza contorni, o aggrappandosi all'affanno di un domani in agguato, o sciogliendosi fra il grigiore di un risveglio senza curiosità. Può arrivare anche col niente, da una terra che non conosci, sospesa nell'assenza. E allora ti guardi attorno e cerchi il tuo campo di battaglia, ma non trovi sotto i piedi il terreno sul quale mantenerti in equilibrio per lottare e sentire che ci sei.
Prima o poi ci affacciamo tutti alla bocca di baratri senza nome. C'è chi guarda nel vuoto e gira lo sguardo, c'è chi tocca il mistero e sa dove andare, e c'è chi sospende nel nulla i passi delle proprie giornate.
E' a chi sta in bilico fra il fascino del vuoto e la sfida del mistero che voglio dedicare questo post e, naturalmente, a me stessa e alla mia quasi-sana schizofrenia
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2 commenti:
Come sempre sai trasformare in poesia la giostra della vita.
C'è chi nel baratro non guarderà mai e continuerà a scappare.... ancora per una vita, chissà se nella prossima il cerchio si chiuderà.
Un bacio
namastè
letizia
Non sappiamo per quanti giri ancora dovremo rincorrere la chiusura del cerchio...ognuno si porta addosso un carico diverso e cammina come può. Io scrivo, per dare una direzione al mio scappare, per bucare le bolle di paura e raccogliere briciole di ossigeno, per scoprire in qualche angolo compagni di fuga e imparare il coraggio di continuare da sola, per divertirmi o per stordirmi. Nessuna cosa, alla fine, è più nobile o più indegna delle altre. Tutto ha il valore che decidiamo di dargli. L'importante è saperlo, assumersi la responsabilità di ciò che si è e provare a ridersi addosso. Nel prossimo giro, dovunque esso sia, voglio portarmi un carico più leggero.
Conosco persone che mi stanno aiutando a farlo, perchè loro per prime ci stanno provando.
Namastè, Letizia
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