venerdì 28 marzo 2008
chiaroscuri
Ho attraversato a occhi chiusi pezzi di cielo e strade di sassi senza segnali, ho galleggiato nella pioggia di nuvole attaccate alle stelle e nell'umidità di grotte abitate dai respiri del tempo e sono arrivata fin quì con lo stupore di un naufrago che non sa nuotare e si ritrova a rotolare nella sabbia di un atollo. Guardo il mare che mi ha accompagnato sulla riva e ne sento nella lingua il sale e l'azzurro. Nei rari momenti in cui ho aperto gli occhi me li sono bruciati col vento e con l'oro del sole e ne porto sotto le palpebre il dolore e la nostalgia. Una parte del viaggio è compiuta e ora guardo nell'acqua i brandelli delle mie valigie cariche di parole e di sonno, di battaglie perse e di girotondi intorno al pozzo delle fate. Mi allontano dall'onda. Lascio i rimpianti al largo, non voglio zavorre nel tempo della raccolta, nè facili sorrisi. Ho raccattato per strada i segnali per imparare a capire il silenzio e a non temere la mancanza di attese. Mi poto l'anima e guardo con amore la luce di un giardino d'inverno.
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